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Thursday, June 03, 2010

...boh...


...dopotutto non voglio arrendermi a sentirmi calimero pulcino nero.
con un'ultima e inconsueta botta d'orgoglio decido che sto messa così perchè sono la donna invisibile. una supereroa che combatte per l'umanità con la sua bella tutina celeste. ma sì.
l'importante è crederci...(non troppo, però)

Friday, November 20, 2009

le "appiccicatrici d'ansia"


Oggi focalizziamo la nostra attenzione su un particolare tipo di femmine.Appartengono a svariate sottocategorie, possono essere sorelle, cugine, amiche, vicine di casa, colleghe, madri degli amichetti dei figli e anche perfette sconosciute. Captano con le loro belle antennine che tu ti porti a spasso una grande quantità d’ansia repressa alla bell’e meglio e trovano l’occasione d’oro per scaricarti addosso parte della loro. O forse non ci pensano neppure…
Donne che come me, come la maggior parte di noi, vivono nella quasi perenne illusione di rispondere ai bisogni degli altri, donne perennemente sconfitte e devastate da questa battaglia persa in partenza.
Se poco poco dici ad un’appiccicatrice d’ansia che tuo figlio ha la febbre lei ti risponderà:”Sai che in giro c’è un’epidemia di meningite?”
Scena di ieri sera allla cassa del supermercato. Spesona di un metro cubo. Maddalena nel seggiolino del carrello che urla perché continuamente le cade per terra il Batman trovato nell’ovetto kinder. Io con la testa al mal di testa. Lei, la cassiera, più o meno la mia stessa età e la mia stessa taglia che mi fa, vidimando il pass del parcheggio: “Corra signora perché le scade tra pochissimi minuti"
Oddio, no! Corsa disperata col carrellone e Maddalena urlante fino alla macchina. Riempimento in tempi infinitesimali del portabagagli, sistemazione della bimba nel seggiolino, e viaaa con l’incubo della sbarra dell’uscita che non si alza.
….Poi, fuori, la notte, uno spicchietto di luna bianchissimo in cielo come un sorriso, anche il mio sorriso. Non c’era da spaventarsi, era soltanto una piccola, dolcissima appiccicatrice.

Wednesday, November 18, 2009

nulla di scontato, tutto gratuito


Lo devo proprio ammettere:so trasformare in arte l’affogare in un bicchier d’acqua. Anche alla fine di una giornata come questa, spesa nell’immane tentativo di non volermi render conto dell’abc, dell’acqua che bagna e di tutto il resto può succedere di accorgersi dell’imprevisto e imprevedibile Mistero che mi genera. La princess non vuol fare mai il bagnetto, comincia a piangere disperatamente. Io, invece, mi diverto un sacco a farglielo eppoi a rivestirla, a pettinarla. Nel tira e molla solito suona il telefono. “Chi sarà?” mi domando io, povera rinco. Claro che si è mia madre. Che sta male, si capisce al volo. Butto giù col magone. Butto giù e faccio il bagnetto a Maddalena. Penso a mia nonna, a quando mamma era piccola e nonna Iolanda la lavava. Che ne è della speranza di felicità di allora? Che ne è adesso della gioia che ricordo provavo quando mia madre asciugava me con il telo tenuto posato sul termosifone? Altro tira e molla per sistemare le unghie. Mi accorgo per la prima volta che mia figlia ha la forma delle unghie dei piedi presa da mio padre. Che nodi ci annodano generazione dopo generazione all’amore?
Da piccola sapevo stare su questa soglia. Sapevo stare tranquilla e triste quando le circostanze smentivano la prima promessa del bene. Sapevo aspettare. E non davo tutto per scontato come adesso

Wednesday, August 20, 2008

piedi, vetri, scatole

Mi giravano le scatole e allora ho pulito i vetri delle finestre. Non si capisce il nesso? Pulire i vetri è uno dei pochi mestieri dove il gioco vale la candela perchè la stanza appare subito più bella e accogliente. Cucini per ore e si vaporizza tutto in dieci minuti lasciando una scia d'unto. Stiri e i vestiti si ristropicciano in men che non si dica. Anche coi vetri è così: Maddi si esercita per quando diventerà una diva di Holliwood lasciando impronte al biscotto e ai pennarelli più veloce di un treno, ma l'effetto lindore dura nonostante i primi "attacchi" e questo mi va già bene.
L'alternativa ai vetri è la pedicure con smalto finale. Oggi aggiungo anche questo rimedio perchè, dopo il primo, le scatole mi girano ancora

Friday, July 25, 2008

paradiso Nelsen Piatti

Dopo cena spicciare i piatti, come dicono qui, non è quasi mai piacevole, non viene di default. Svapora in un quartarello quello che c'è voluto un po' a pensare e preparare, rimne l'unto e le scodelle. Io donna, ritrovo qui le mie amiche, le penso, penso a mia madre, poi finisco per pensare alla Madonna che ha dato al mondo il destino di ogni gesto. Poi canticchio un po' a vanvera. Il regalo più significativo al mio matrimonio me l'ha fatto zia Leonella: un pentolino. Mi disse "E' proprio bellino, te l'ho dovuto comprare, l'avrai sempre sottomano e così ti ricorderai sempre di me"

Friday, July 18, 2008

cuore che fa rima con amore che fa rima con cuore


Il nostro centro non è al centro, tanto per esser chiari. Lui è meglio di Houdini, riesce a slacciarsi sempre. E' una bella lotta pure continuare a pulir per terra, a seguir le offerte dei volantini dei supermercati e, insieme, portarselo in giro più esigente e agile di un bimbo di due anni. Nascondigli, se li cerchi, dappertutto. Mica c'è solo la birra.

Ho visto tre ragazzi giovani e belli come l'acqua tracannare la birra a piazzale Appio, alle quattro e mezza. Ma mica c'è solo la birra. C'è perfino chi lo sotterra con la tecnica del découpage.
"Il vero protagonista della storia è il mendicante, ovvero: Cristo mendicante del cuore dell'uomo e il cuore dell'uomo mendicante di Cristo."

Wednesday, September 20, 2006

il metodo camicia




Da un po’ di tempo mi sono accorta che la camicia maschile costituisce un ottimo metodo per amare il destino degli uomini che amiamo. Sull’argomento gradirei riscontri. Non so voi, ma per me acquistare, lavare e stirare le camicie di mio marito apre qualche volta un orizzonte sconfinato su di lui.


Acquistare: non è soltanto questione di gusti, di metterci tempo, pazienza e fantasia per scegliere quelle che mi piacciono di più e che immagino possano stargli meglio. Il punto di fuga è il collo. E’ una misura estranea a me. Il collo?
Eppoi che minchia di convenzioni metriche: 36/14, 48/18, 14e ½ 38 ( in fila per tre col resto di due)….sto sparando a caso, mi prende sempre una specie di sconforto. Me lo sono scritto in un foglietto che tengo nel portafoglio, tipo quando a scuola mi scrivevo le formule matematiche sui foglietti per i compiti in classe.
La misura del collo non appartiene a noi femmine del popolo, al massimo ci si imbattono le signorone e le attrici tre volte nella vita: quando comprano il collier di diamanti, poi quello di zaffiri, poi quello di rubini.


Lavare: non è sufficiente mettere la camicia il lavatrice con detersivo e ammorbidente. Mio marito fa l’informatico: si alza dal letto la mattina per andarsi a sedere prima in macchina, poi alla scrivania, poi di nuovo in macchina. Com’è, come non è, il giorno dopo la sua camicia ha strisciate di nero sul collo e sui polsini. Che vabbè sarà il normale sudore. Che vabbè sarà l’abbronzatura. Che comunque non può fare a meno di sorgere la domanda: “Ma questo si lava, o si leva quando vede l’acqua e il sapone?” Quindi vai di strofinio col pretrattante ( a volte ci scambiamo le marche dei più efficaci con l’atteggiamento dei tossici che si scambiano informazioni sugli spacciatori).


Stirare: palloso, palloso, palloso. Aiutatemi a dire palloso. Però a volte c’è del sensuale ad accarezzare col ferro da stiro le spalle, la schiena, il davanti, il petto. E vai col film. Dimenticavo: ho già detto che è palloso?


Conclusioni: tra fatica e pensieri che suscita la camicia maschile, come detto, è un buon metodo per avvicinarsi al corpo degli uomini, al loro essere altro rispetto a noi e quindi suscitare il fascino del destino sconfinato che con loro ci viene incontro.